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ROCCIA 1 BEDOLINA
Nell’area di Bedolina il soggetto peculiare e più diffuso è senza dubbio quello delle composizioni geometriche di tipo “topografico”, il cui esempio più famoso si trova appunto sulla R. 1 o “Mappa di Bedolina”. Si tratta di figure particolarmente complesse, costituite generalmente da un insieme di figure rettangolari, a volte campite o riempite con ordinati filari di coppelle, e unite da linee a formare estese geometrie. Tali raffigurazioni, presenti in tipologie leggermente più semplici già durante la prima età del Rame (se non addirittura nel tardo Neolitico) e di nuovo riprese nel corso dell’età del Ferro, sono da sempre interpretate come rappresentazioni topografiche del territorio e vengono messe a confronto con analoghi esempi presenti in ambito alpino soprattutto al Monte Bego (Alpi Marittime, Francia) e in Haute Maurienne (Aussois, Francia). Le differenze negli elementi compositivi indicherebbero le varie destinazioni degli appezzamenti (zone abitate, campi coltivati o terreni a pascolo, sentieri e altre strutture costruite dall’uomo), mentre la scelta stessa della superficie rocciosa da incidere, in molti casi sagomata in forme che ricordano vagamente porzioni del territorio circostante, avvalorerebbe la volontà di riprodurre e sacralizzare lo spazio “civile” frequentato dall’uomo, la natura fruttifera e asservita dell’agricoltore di contro a quella incontrollabile e “demoniaca” degli animali selvaggi e del cacciatore. Appare significativa in questo senso l’associazione, frequente al Monte Bego ed anche in Valcamonica (età del Rame), delle scene d’aratura con singole aree rettangolari, a conferma dell’identificazione di quest’ultime con porzioni di territorio e con la raffigurazione di paesaggi agricoli. […]
La R. 1, oltre alla composizione geometrica in sé, ospita anche qualche sporadica figura umana armata, pochi animali e alcune raffigurazioni di costruzione nella parte inferiore, ma soprattutto l’unica figura di “rosa camuna” visibile sulle oltre 160 superfici istoriate del Parco. Come è noto il misterioso simbolo, che ha ispirato l’emblema scelto dalla Regione Lombardia, è divenuto una icona dell’arte rupestre camuna nel mondo, soprattutto da quando nel 1979 essa è stata inserita quale primo titolo italiano nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (sito n. 94 “Arte Rupestre della Valle Camonica”). Il significato della “rosa camuna”, ancora celato fra le pieghe del mistero, è stato messo in relazione all’antica simbologia solare della svastica, di cui la rosa quadrilobata di Bedolina rappresenterebbe uno sviluppo locale attribuibile alle fasi finali dell’Età del Ferro (III-I sec. a.C.).
(tratto da Alberto Marretta in Marretta e Cittadini I parchi con arte rupestre della Valcamonica. Guida ai percorsi di visita, Edizioni del Centro, 2010, pagine 154-156)
 
ROCCIA 1 BEDOLINA / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, autore Alberto Marretta (2004).

ROCCIA 1 BEDOLINA / RILIEVO
Archivio storico CCSP, 1970. © CCSP 2012, autore Beltràn Lloris Miguel.

 
 
 
ROCCIA 12 SERADINA I
L’ampia superficie, una delle più importanti e delle più note di tutta l’arte rupestre camuna, mostra una combinazione di temi che la rendono unica nel panorama dell’età del Ferro locale. La fascia centrale della roccia è dominata dall’imponente rappresentazione di una processione di cavalieri armati di lancia ed impegnati nella caccia al cervo con cani al seguito, qui insolitamente raffigurati con le fauci aperte e la lingua ben visibile. Il tema del cavaliere-cacciatore non è raro nelle aree istoriate di tutto il versante Ovest della Media Valle e sembra sottolineare la condizione aristocratica dei personaggi raffigurati, che proprio grazie al possesso del cavallo, un bene raro e prezioso durante tutta la protostoria europea, sono in grado di dimostrare il proprio status e la propria ricchezza. I cervi con corna “solari”, assai diversi da quelli osservabili per esempio sulla grande R. 1 di Naquane, trovano diffusione soltanto in pochissime altre rocce del Corno di Seradina e riprendono antichi temi religiosi già raffigurati sui monumenti dell’età del Rame e ben osservabili, per esempio, nell’iconografia dei monumenti rinvenuti all’interno del vicinissimo parco Nazionale dei Massi di Cemmo. Analogamente le sei scene di aratura note su questa roccia sono riferibili alla ripresa durante l’età del Ferro di un tema già presente duemila anni addietro. Le scene agricole presentano ora al posto dei bovidi una coppia di equidi aggiogati, guidati quasi sempre da un personaggio con zappa e seguiti in alcuni casi da scene erotiche. Il valore simbolico di queste raffigurazioni rimanda ai riti di fertilità che accomunano la terra e la donna, e nello stesso tempo ai riti della morte-rinascita (culti funebri) e della fondazione (arature sacre). In un piccolo settore al limite nord della superficie affiorante si trovano numerose figure di piccole dimensioni, probabile opera del medesimo artista, che riprendono quasi tutti i temi classici di un’ipotetica classe aristocratica camuna di stampo guerriero: scena d’aratura seguita da scena erotica, cacciatori e cani che inseguono capridi, cavalieri a caccia di cervi “solari”, duelli con contendenti e figure interpretate come assistenti, minuscole figure di volatile, ecc. Singolare l’assonanza fra i temi raffigurati su questa superficie e la cosiddetta Arte delle Situle, un fenomeno diffuso in ambito veneto, retico e sloveno durante la Media età del Ferro (VI-IV sec. a.C.) che impiega la stessa gamma iconografica (processioni, scene d’aratura, scene erotiche, richiami alla caccia, scontri pugilistici, ecc.) per celebrare i locali ceti dominanti attraverso la decorazione di preziosi contenitori in lamina di bronzo destinati al dono di prestigio o al reimpiego come cinerari o come ricchi oggetti del corredo funebre. Sulla grande R. 12 ai soggetti sopra elencati si aggiungono numerosissime coppie in duello e isolate raffigurazioni di antiche epopee mitologiche, come è il caso di una curiosa scena nella quale uno dei personaggi, armato di ascia a lama quadrata, afferra con una mano un grande serpente, mentre un secondo serpente sembra cavalcato da una piccola figura umana. Stupisce infine la frequenza sulla R. 12 degli uccelli acquatici, qui rappresentati in forme particolarmente stilizzate, che assieme a poche altre rocce del Corno (R. 7), fanno di quest’area una delle massime concentrazioni di tale soggetto in tutta la Media Valle, nonostante i volatili siano quasi assenti nelle altre zone del versante occidentale e invece compaiano con la massima frequenza soprattutto fra Foppe di Nadro, Naquane e Campanine.
(tratto da Alberto Marretta in Marretta e Cittadini I parchi con arte rupestre della Valcamonica. Guida ai percorsi di visita, Edizioni del Centro, 2010, pagine 147-150)
 
ROCCIA 12 SERADINA I / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, autore Alberto Marretta (2004).

ROCCIA 12 SERADINA I / RILIEVO
CCSP, 2005. © CCSP 2012, autore Marretta Alberto.

 
 
 
ROCCIA 18 SERADINA II
La R. 18, posta su un poggio assai simile a quello della R. 21 […] Le incisioni sono distribuite ovunque sugli affioramenti più lisci (compreso lo stretto corridoio di accesso), ma la concentrazione più significativa si rinviene su un piccolo lembo roccioso orizzontale al centro della superficie principale. Il tema dominante è qui senza dubbio quello delle costruzioni, benché non manchino di nuovo figure umane in duello e rari animali, fra cui un volatile capovolto nella porzione superiore e uno più piccolo posto fra la coppia minore di duellanti nella porzione centrale. Importante anche la presenza di un’iscrizione (mina?ai), di tre segni identici assimilabili ad elaborazioni della cosiddetta barca solare a teste d’uccello acquatico e, infine, di alcune profonde coppelle che delimitano il lato inferiore dell’insieme figurato. Le costruzioni, ormai riconosciute come tipiche del versante orientale e note in più di 1500 ricorrenze e in svariate tipologie, si concentrano insolitamente su questa superficie (10 figure) per poi scomparire quasi completamente dalle altre aree di Seradina e ricomparire con frequenze apprezzabili solo a Bedolina, a Redondo e, soprattutto, al Pià d’Ort. […] Pur non essendo ancora state interamente chiarite nei significati le figure di costruzioni incise sulle rocce camune, praticamente un unicum nell’iconografia preistorica europea, sono state interpretate come elaborazioni grafiche ispirate a strutture comunitarie peculiari, quali i depositi di derrate alimentari costruiti su palificazioni e noti, per esempio, dagli scavi archeologici dei Grigioni e della zona retica. Una seconda ipotesi, più recente e basata essenzialmente sull’impossibilità architettonica di molte figure appartenenti a tale categoria, interpreta invece le costruzioni incise come raffigurazioni puramente simboliche, connesse forse con la rappresentazione della dimora dell’aldilà e affini in questo senso ai cinerari a forma di capanna diffusi nel corso del IX-VII sec. a.C. in Etruria e nel Lazio.
(tratto da Alberto Marretta in Marretta e Cittadini I parchi con arte rupestre della Valcamonica. Guida ai percorsi di visita, Edizioni del Centro, 2010, pagine 145-146)
 
ROCCIA 18 SERADINA II / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, autore Alberto Marretta (2004).

ROCCIA 18 SERADINA II / RILIEVO
CCSP, 2005. © CCSP 2012, autore Marretta Alberto.

 
 
 
ROCCIA 57 SERADINA I
La superficie è dominata da una delle più grandi composizioni geometriche di tipo “topografico” note ad oggi in Valcamonica. L’elemento principale è senza dubbio l’esteso motivo reticolare che, senza soluzione di continuità, si adagia sulla sagoma della roccia (interpretandone anche alcune naturali ondulazioni) fino a coprirne interamente la porzione emergente dal terreno. Il reticolo sembra dipartirsi da alcune aree rettangolari e sub-ovali, campite con insiemi di coppelline, poste soprattutto nella zona centrale e nelle porzioni piane sommitali. L’insieme è sovrapposto da alcune figure umane armate (spade e piccoli scudi) che si dispongono soprattutto nella zona perimetrale e nel settore centrale sinistro e che, nonostante la sovrapposizione, sembrano state realizzate in concomitanza con il motivo geometrico (Antica età del Ferro?). La complessa raffigurazione e la sua correlazione con le più famose “mappe” della soprastante area di Bedolina e della più lontana Pià d’Ort sono ancora in corso di studio. Ciò nonostante tale filone iconografico costituisce senza dubbio una delle maggiori caratteristiche del Parco e uno dei temi rupestri camuni più famosi e più citati a livello mondiale per il ruolo unico che essi rivestono nell’ambito della storia della cartografia mondiale.
(tratto dalla pannellonistica turistica del parco a cura di Alberto Marretta, 2012)
 
ROCCIA 57 SERADINA I / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, autore Alberto Marretta (2004).

ROCCIA 57 SERADINA I / RILIEVO
© Alberto Marretta, 2012.

 
 
 
ROCCIA 21 SERADINA II
Superficie allungata incisa prevalentemente nel settore più settentrionale è caratterizzata, oltre che dalla presenza di numerosi personaggi armati e di cavalieri, dalla concentrazione di temi peculiari di Seradina II, fra cui soprattutto una lunga iscrizione in antico alfabeto camuno. Quest’ultima, posta evidentemente non a caso nel punto di scolo dell’acqua piovana che si raccoglie nella vasca soprastante e in parte oggi danneggiata proprio dal suo continuo scorrere, testimonia l’accoglimento della scrittura da parte delle genti camune dell’età del Ferro attraverso l’elaborazione di un alfabeto nord-etrusco alle esigenze della lingua locale. La scritta, composta da una o forse due parole da leggersi da destra verso sinistra (eima iue??a), si riferisce forse al nome di offerenti, di defunti o, meno probabilmente, di divinità. Fra le figure umane spiccano come tipici di questa zona i personaggi mancanti della linea inguinale, mentre abbastanza comuni su tutto il versante sono gli armati a linea di contorno non campiti rappresentati spesso in duello. Insolita la scena di uno scontro fra un piccolo cavaliere e un personaggio appiedato armato di grande scudo cosiddetto “a pelle di bue”, dotato in questo caso anche di spina centrale di rinforzo. Allusiva forse alla successiva R. 18 la presenza di una piccola figura di volatile al di sopra della scena precedente e la comparsa di una isolata figura di abitazione.
(tratto da Alberto Marretta in Marretta e Cittadini I parchi con arte rupestre della Valcamonica. Guida ai percorsi di visita, Edizioni del Centro, 2010, pagine 143-145)
 
ROCCIA 21 SERADINA II / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, autore Alberto Marretta (2004).

ROCCIA 21 SERADINA II / RILIEVO
CCSP, 2005. © CCSP 2012, autore Marretta Alberto.

 
 
 
ROCCIA 11 SERADINA III
I cerchi, puntati o raggiati internamente, sono il tema dominante della R. 11, che in circa tre metri quadrati presenta anche figure di armati, cervi, equidi molto schematici e, sul margine occidentale, una complessa figura a reticolo (composizione topografica?). I cerchi, probabile allusione alla ruota e alla simbologia solare, sono un tema frequente nell’arte rupestre camuna a partire soprattutto dall’età del Bronzo (II millennio a.C.), periodo in cui gran parte del continente europeo esprime, attraverso la diffusione della figura circolare, la condivisione di comuni visioni ideologiche e religiose connesse con i cicli solari e con la sacralità del fuoco (rito incineratorio).
(tratto da Alberto Marretta in Marretta e Cittadini I parchi con arte rupestre della Valcamonica. Guida ai percorsi di visita, Edizioni del Centro, 2010, pagine 152)
 
ROCCIA 11 SERADINA III / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, archivio storico.

ROCCIA 11 SERADINA III / RILIEVO
Archivio storico CCSP, 1970. © CCSP 2012.

 
 
 
ROCCIA 5 BEDOLINA
La roccia n. 5 di Bedolina è una delle poche superfici dell’area a non essere dominata dal tema delle composizioni “topografiche”. Vi si osservano infatti numerose figure di armati (pertinenti a diverse fasi dell’età del Ferro), una scena di caccia nella porzione centrale, molti animali, una confusa iscrizione in quelli che sembrano caratteri latini e, soprattutto, una elegante figura di cavallo (con cavaliere?) nel settore meridionale. Questa immagine, che fin dagli albori delle ricerche è stata considerata come l’esempio più calzante della presenza, in una precisa fase della Media età del Ferro camuna (VI-V sec. a.C.), di un forte influsso da parte della matura arte etrusca sugli antichi artisti locali, sembra ispirarsi a modelli di tipo greco-italico e si discosta in maniera marcata dallo spiccato schematismo della maggior parte delle figure animali di età del Ferro, sempre in genere meno attente ai dettagli e alle proporzioni anatomiche dei soggetti raffigurati. Da notare la presenza su questa superficie anche di alcune figure di costruzione, assai rare sul versante occidentale e nel Parco modestamente rappresentate solo nella sottostante area di Seradina II.
(tratto dalla pannellonistica turistica del parco a cura di Alberto Marretta, 2012)
 
ROCCIA 5 BEDOLINA / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, autore Alberto Marretta (2004).

ROCCIA 5 BEDOLINA / RILIEVO
© Alberto Marretta, 2012.

 
 
 
ROCCIA 28 SERADINA II
La superficie, posta in posizione panoramica sull’odierno abitato di Capo di Ponte, è nota da tempo per le due chiare raffigurazioni di coltello entro il caratteristico fodero con terminazione “ancoriforme” che la contraddistinguono. I due oggetti sono ben confrontabili con coltelli databili alla Tarda età del Ferro - fase romana (II sec. a.C. - II sec. d.C.) rinvenuti in tombe di area camuna (Lovere, Borno) e più in generale centro-alpina (Introbio - Lecco; Canton Ticino) o in contesti legati al culto (sito delle Sante, Capo di Ponte; ara votiva da Idro - Brescia). Gli altri elementi dei corredi tombali in cui compaiono i medesimi coltelli suggeriscono per questi ultimi la funzione di marker simbolico in relazione ad individui che si distinguono, oltre che per lo sfoggio di armi peculiari (ad uso sacrificale?), anche per la padronanza della scrittura. Lo stesso fenomeno si osserva invero in altri siti camuni con arte rupestre, dove l’associazione con iscrizioni in alfabeto locale pre-romano è costantemente ribadita (Pià d’Ort, Foppe di Nadro, Piancogno, Berzo Demo) ma le raffigurazioni sono sempre eseguite a graffito e mai, come su questa superficie di Seradina, con la più tradizionale tecnica della picchiettatura.
(tratto dalla pannellonistica turistica del parco a cura di Alberto Marretta, 2012)
 
ROCCIA 28 SERADINA II / RILIEVO
© Alberto Marretta, 2012.

ROCCIA 28 SERADINA II / RILIEVO
© Alberto Marretta, 2012.

 
 
 
ROCCIA 9 SERADINA III
Superficie con tipica sovrapposizione di varie fasi istoriative, con partenza attorno alla fine del II mill. a.C. (figure schematiche, dischi, mappi forme sulla sinistra), sino ai momenti centrali del I mill. a.C. (guerrieri, animali, busti). È evidente il richiamo delle figure più antiche nella scelta spaziale delle successive, in un continuum di tradizione istoriativa
(tratto dalla pannellonistica turistica del parco a cura del CCSP, 2007)
 
ROCCIA 9 SERADINA III / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, archivio storico.

ROCCIA 9 SERADINA III / RILIEVO
Rilievo CCSP, 2007. © CCSP 2012.

 
 
 
ROCCIA 8 SERADINA I
Scena di aratura relativamente isolata da leggersi nel quadro dell’intensa rappresentazione del soggetto nell’area. È questa una delle tre che vede, dietro l’aratore e uno zappatore, una probabile scena di accoppiamento: come tipico nella cultura agraria, la preparazione (aratura) e fecondazione della terra ha analogia con l’atto sessuale, vissuto in senso rituale (ierogamia). (fase avanzata dell’antica età del Ferro).
(tratto dalla pannellonistica turistica del parco a cura del CCSP, 2007)
 
ROCCIA 8 SERADINA I / FOTOGRAFIA
© Centro Camuno di Studi Preistorici, 2012, archivio storico.

ROCCIA 8 SERADINA I / RILIEVO
CCSP, 2007. © CCSP 2012

 
Il Parco Archeologico Comunale di Seradina e Bedolina si trova poco distante dal Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo.
Aperto nel 2005 in occasione del 50º anno di fondazione del Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, al suo interno è possibile visitare numerose rocce.
I cinque percorsi di visita individuati ed i pannelli illustrativi accompagnano il visitatore in questo immenso patrimonio immerso nella natura, facilmente raggiungibile e percorribile.
La prima zona, individuabile dal percorso arancione, è Saradina II con le rocce 21 e 18 sulle quali è possibile vedere costruzioni, armati e una serie di coppelle, segni circolari di profondità e dimensioni variabili.
Subito dopo è possibile visitare il percorso marrone, il percorso verde di Ronco Felappi, recentemente infrastrutturato per garantire anche il collegamento a piedi tra l'area di Seradina e quella di Bedolina collocata più in alto. Qesto nuovo percorso di allacciamento, grazie ad un intervento promosso dal Dstretto Culturale di Valle Camonica, sarà munito di una segnaletica e di altri elementi di tipo "inclusivo", che possano essere facilmente leggibili ed utilizzabili da parte di tutti gli utenti. La forza del design inclusivo è, infatti, quella di saper parlare a una comunità e allo stesso tempo a ogni singolo visitatore a prescindere dall'età e dalle diverse abilità del soggetto, con soluzioni semplici e non discriminanti, valorizzando la ricchezza di ognuno. Ed infine il percorso rosso. In quest’ultima zona è presente la roccia n.12, la roccia madre, cioè la più grande e maggiormente istoriata all’interno del parco. Qui è possibile vedere scene di aratura, cervi con particolari corna a forma di lira, uomini armati e scene di caccia.
Il quinto percorso, quello azzurro, si trova al di sopra della zona di Seradina, in località Bedolina in direzione Pescarzo, ed è raggiungibile grazie ad un collegamento tra le due aree, interno al parco.
Rilievi, fotografie e parte dei testi sono stati forniti dal Centro Camuno di Studi Preistorici www.ccsp.it
Agenzia Turistico Culturale Comunale di Capo di Ponte
Via Italia 32 - 25044 Capo di Ponte (Bs)
Tel: +39 0364 42104
Cell: +39 334 6575628
email: [email protected]
Parco Archeologico Comunale parte del Sito del Patrimonio Mondiale Unesco n.94
“Arte rupestre della Valle Camonica”
 
Ente gestore: Agenzia Turistico Culturale di Capo di Ponte
 

 
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